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  • Barbara Suigo

Bryan Stevenson: quando il carisma è al servizio della legge


Chi vuole provare un intenso brivido di gioia ed emozione nel vedere come ci sono ancora delle persone realmente compassionevoli e caritatevoli che mettono la loro grande expertise a disposizione dei meno abbienti, non può non guardare la storia dell’avvocato Bryan Stevenson, in onda in questo tempo su Netflix con il titolo “Il diritto di opporsi".


Il Nelson Mandela made in USA

Bryan Stevenson si laurea a pieni voti ad Harvard e, anziché seguire una carriera tradizionale diventando un avvocato di fama, intraprende il percorso più irto di ostacoli in assoluto, decidendo infatti di trasferirsi in Alabama – noto stato americano dove i pregiudizi razziali sono la caratteristica del tessuto sociale dello stato in questione - fondando la “Equal Justice Initiative”, un’organizzazione senza alcun scopo di lucro che si impegna a porre fine all’incarcerazione di massa e alle pene estreme, sfidando l’ingiustizia razziale ed economica e proteggendo i diritti umani fondamentali delle persone più deboli e vulnerabili.


Walter McMillian: quando l’odio razziale è più forte della legge

Uno fra i tanti casi di successo che Bryan Stevenson affronta è quello di Walter McMillian, un cittadino afroamericano condannato a morte per l’omicidio di una ragazza bianca diciottenne, nonostante le innumerevoli prove dimostrassero la sua assoluta innocenza.

Nell’affrontare questo caso, l’avvocato Stevenson prenderà realmente coscienza di come la legge non sia uguale per tutti, e che favorisca decisamente i ricchi bianchi piuttosto che i neri che vivono ai margini della società.


Nonostante le minacce, anche di morte, Stevenson non si lascerà mai intimidire dai suoi pericolosi detrattori e continuerà a portare avanti il suo senso di giustizia civile e sociale.


La lezione tedesca e la pena di morte americana

Bryan Stevenson racconta di alcune lezioni che ha tenuto in Germania nel corso delle quali una sua studentessa, alla fine della presentazione, si è alzata in piedi dicendo:


“E’ molto preoccupante sentire quello che sta dicendo. Noi non abbiamo la pena di morte in Germania e non potremmo mai averla. E’ fuori discussione, con la nostra storia, che ci si possa far coinvolgere in un assassinio sistematico di esseri umani. Per noi sarebbe inconcepibile giustiziare delle persone, deliberatamente e intenzionalmente".

Stevenson ha riflettuto lungamente su queste parole, chiedendosi come ci si sentirebbe a vivere in un mondo dove la Germania giustizia le persone in particolare se sono preminentemente ebrei.


Sarebbe insopportabile e inconcepibile. Eppure, prosegue Stevenson:


“Negli Stati Uniti, in particolare negli stati del sud, si giustiziano le persone e la probabilità che siano condannati a morte è undici volte più alta se la vittima è di colore piuttosto che bianca. Ciononostante non cogliamo questa connessione”.

Spendere tempo a parlare dei poveri e degli emarginati

E’ quello che fa l’avvocato Stevenson, oltre che ad agirlo concretamente nel suo lavoro quotidiano di avvocato, cercando altresì di integrare queste persone nella quotidianità.


E’ la connessione mente-cuore che va alimentata, sottolinea Bryan Stevenson, così come la volontà di orientare lo spirito, prestando veramente attenzione alla sofferenza, alla povertà, all’esclusione, all’ingiustizia, all’iniquità.


Creare questo tipo di identità sociale – che poi diventa identità personale – è molto impegnativo, perché richiede una messa in campo quotidiana di un’energia fuori dall’ordinario che sfida il pensiero ed il pensare comune.


Secondo l’avvocato Stevenson l’opposto di povertà – in molte parti del mondo – non è la ricchezza ma è la giustizia, ed è questo l’atteggiamento mentale che lo guida nel suo lavoro.


Si giudica una società non da come si trattano i ricchi, i potenti e i privilegiati, ma da come tratta i poveri, i condannati e i detenuti.


Il carisma ha sempre a che fare con l’altro

E mai con sé stessi. E Bryan Stevenson è l’esempio vivente di una vera, autentica, reale guida carismatica che mette gli altri davanti a sé, che li difende – in tutti i sensi, in questo caso – che trova loro la miglior collocazione nella società.


Questo è l’autentico carisma. Tutto il resto, quello che vediamo a livello globale nel management odierno, è spesso narcisismo, eccesso di autostima e un’egomania smisurata, confusa e mistificata con la cosiddetta leadership carismatica.


Per comprendere realmente cos'è in magnetismo personale, rimando al mio libro Il Potere del Carisma.





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