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  • Barbara Suigo

Il fallimento di una relazione è, quasi sempre, il fallimento di una comunicazione

Zygmunt Bauman, sociologo, filosofo e accademico polacco, affermò che il fallimento di una relazione è, quasi sempre, il fallimento di una comunicazione.


A parte gli addetti ai lavori - che non sono, comunque, esenti da errori - l'orrore comunicativo, e dunque relazionale, è in ogni dove.


Cominciamo con i grandi classici della comunicazione, quelli che i piennellisti ripetono, ormai, come un rosario: la nostra comunicazione è ricca di generalizzazioni, distorsioni e cancellazioni.


Ovvero, cogliamo la realtà in base a questi tre parametri e finiamo col raccontarci le cose in base a quello che noi pensiamo che sia.

È così rassicurante che il mondo sia lo specchio delle nostre idee.

Questo ci mette al riparo dalla possibilità di fare sforzi, al riparo dall'impegnarsi a pensare diversamente alle cose e alle persone e, soprattutto, al riparo dal cercare di capire in profondità noi stessi e l'altro.


L'orrore comunicativo prosegue e finiamo spesso con l'incontrare coloro che praticano la lettura del pensiero.

Costoro trasferiscono i loro pensieri, idee e paure su terze parti, deformando completamente la realtà e attribuendole, ancora una volta, un'impronta del tutto personale e, dunque, fuorviante.

"Io sento che tu..." è un’affermazione molto pericolosa che ci consente di sviare le domande dirette, cosa che si teme molto spesso fare per paura delle risposte.


Chiudiamo il capitolo con coloro che emulano, senza saperlo, il più grande ipnotista di tutti i tempi, Milton Erikson, parlando in modo così vago che l'altro finisce con l’essere solo estremamente confuso.

Ciò che, invece, si rende auspicabile fare è ponderare le parole e mettere – sempre - l'altro in condizione di capire, piuttosto che dire cose vaghe, incomprensibili e che generano solo inutile confusione.


C'è una soluzione a tutto questo e si chiama in tanti modi: ascoltare attivamente, sospendere il giudizio, fare domande (anziché tirare a indovinare) e imparare l'arte del silenzio, quando necessario.


E, soprattutto, si chiama studio, studio della comunicazione.


Questo è l'investimento più fruttifero per chi vuole avere - veramente - una vita e delle relazioni di qualità.


Perché, quando apriamo la bocca, le conseguenze possono essere soltanto queste:


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