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  • Barbara Suigo

Il Miracolo sull'Hudson: la leadership carismatica del comandante Sullenberger

Il 15 gennaio 2009 il comandante Chesley Sullenberger, a bordo dell'aereo di linea US Airways 1549 in partenza da New York La Guardia, si trova a dover fare, pochi minuti dopo il decollo, un atterraggio d'emergenza a causa di un "bird strike", ovvero quando uno stormo di volatili impatta con violenza contro un aereo entrando nei motori e mettendoli completamente fuori uso.

Mentre dalla torre di controllo gli viene detto, se non intimato a più riprese, di tornare subito in aeroporto, Chesley "Sully" Sullenberger decide, con compassata ponderazione, che l'unico modo per salvare i 150 passeggeri e i membri dell'equipaggio, è quella di ammarare sulle gelide acque del fiume Hudson. Una decisione - solo in apparenza - folle.

Come ha fatto, quali strumenti ha messo in campo il comandante Sully in un momento di crisi estrema, quando la vita di molte persone - compresa la sua - è stata messa a repentaglio? Come far atterrare un aereo sprovvisto di motori? E decidere, in una manciata di minuti, che l'opzione meno rischiosa - e contestualmente così assurda e paradossale - è quella di ammarare un aereo?

Sully decide quindi di far adagiare l'aereo sul fiume, fa scendere tutti i passeggeri sui gommoni di salvataggio e, prima di lasciare definitivamente l'aereo, lo ispeziona da capo a fondo per ben due volte per accertarsi che nessuno sia rimasto a bordo. Per lui, in quel momento, ciò che conta unicamente è mettere tutti in salvo.

Il pericolo estremo, la crisi più grande, diventa quindi un'opportunità incredibile perché Sully possa accedere alle sue potenti risorse interiori, a quello che è stato definito da Tim Gallwey il gioco interiore - the inner game -, perché è proprio lì che si può trovare quella connessione profonda con noi stessi che può guidarci verso la nostra eccellenza personale.

Sully non va nel panico in quei famosi sette minuti di aviazione diventati celeberrimi. Non se lo può permettere poiché è importante e, soprattutto, è vitale che rimanga concentrato sull'azione che ha deciso di mettere in campo per salvare la vita di tutti.


Quando sarà successivamente intervistato, Sully affermerà di aver provato un'intensa paura pur mantenendo un altissimo livello di concentrazione.


Uno stato di allerta massima può infatti generare, contestualmente, uno stato di concentrazione totale.

In tutto questo c'è un altro elemento fondante, che sta alla base di una prestazione mentale di così alto livello ed è il nostro ego.


Quello che la maggior parte delle persone ignora è che quando un uomo o una donna compiono un gesto come quello del comandante Sullenberger che ha del miracoloso è che, in quel preciso istante, l'ego di queste persone si mette completamente da parte per far posto a qualcosa di più grande di loro: salvare altre vite umane.


Come dice Robert Dilts - esponente di spicco della PNL nonché grande studioso di leadership carismatica - quando, in un momento di grande crisi, rimani nella tua area di eccellenza c'è la possibilità di miracolo.


E questo lo puoi fare quando sei altamente competente in una specifica materia, quando sei centrato e fiducioso nelle tue risorse, quando elimini ogni interferenza egoica e, soprattutto, quando metti la tua eccellenza personale a disposizione della comunità.


E' questa la vera ed unica leadership carismatica.


Per maggiori informazioni su queste tematiche, rimando al mio podcast tratto dal libro Essere Leader di Daniel Goleman:


https://www.youtube.com/watch?v=2V8mj3IqHBk&t=39s



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